lettera Mario Draghi premier

La lettera inviata dal nostro Consiglio Direttivo al Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi l’11 febbraio 2021

Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi

Gentilissimo Presidente, Le scriviamo in qualità di Consiglio Direttivo dell’associazione Mi Riconosci , che ormai da cinque anni si impegna, con passione e sacrificio, per una maggiore dignità del lavoro culturale.

Con articoli, inchieste, denunce, ci dedichiamo quotidianamente all’informazione, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica e al contempo lavoriamo a proposte concrete per il rilancio del nostro settore, costruite negli anni attraverso dibattiti pubblici e il confronto costante con le professionalità del mondo dei beni culturali. Abbiamo raccolto dati e testimonianze, organizzato manifestazioni, collaborato con le altre principali sigle del settore su innumerevoli progetti e dibattiti, partecipato alla stesura di leggi e ne abbiamo anche proposte alcune al Parlamento.

Non siamo un sindacato ma negli anni siamo diventati il principale riferimento per le lavoratrici ed i lavoratori del settore culturale, arrivando ad avere ampio seguito sui social (circa 40.000 follower) e creando ramificazioni a livello nazionale con attivisti in tutte le regioni.

In questi lunghi mesi di chiusure contingentate siamo stati sommersi dalle testimonianze disperate di tante professioniste e professionisti: la situazione del nostro settore è emergenziale, ma non solo a causa della pandemia.

Nell’opinione comune si è insinuata l’idea che per investire nella cultura non ci siano abbastanza soldi, ma questa è una rappresentazione distorta della realtà: i soldi ci sono ma sono spesi male o dispersi per inefficienze del sistema, come ribadito anche dalla Corte dei Conti lo scorso dicembre. Particolarmente problematico in questo senso è l’attuale stato delle concessioni e delle esternalizzazioni: tale sistema infatti, mai riformato, porta allo Stato un risparmio nell’immediato ma una perdita sul lungo termine, perché i guadagni finiscono tutti nelle tasche dei concessionari , i cui interessi sono spesso in contrasto con la tutela stessa del bene, con il rispetto delle professionalità e col lavoro stabile. A peggiorare la situazione occupazionale, negli ultimi vent’anni, è intervenuto l’impiego incontrollato di personale volontario all’interno degli istituti culturali in sostituzione del lavoro pagato. Ai volontari sono spesso demandate mansioni di responsabilità, come conservazione e valorizzazione, le stesse che contraddistinguono la vocazione primaria degli istituti, con conseguenze gravissime sul loro corretto funzionamento. Un altro ambito drammaticamente colpito dal Covid, ma che già prima versava in una situazione difficile, è quello delle guide turistiche: mentre il Ministero oggi insegue il rilancio del turismo hic et nunc , da quasi 10 anni le guide attendono una riforma nazionale dell’abilitazione e, in mancanza di essa, assistono al dilagare dell’abusivismo e allo svilimento della propria professione. E ancora, le irregolarità contrattuali e il precariato che caratterizzano il nostro settore hanno tagliato fuori dai ristori intere categorie di lavoratori. Potremmo continuare a lungo l’elenco delle storture, delle ingiustizie e degli sprechi avallati dal nostro Ministero anche solo negli ultimi anni, ma, insieme a tutte le lavoratrici ed i lavoratori della cultura, siamo pronti a spiegare più approfonditamente cosa serve al mondo dei beni culturali italiani per ripartire dopo la crisi.

Se si ha a cuore il patrimonio culturale italiano, la valorizzazione delle sue professionalità non può più essere procrastinata. Devono essere creati percorsi occupazionali e opportunità lavorative per le persone che hanno dedicato la propria vita per formarsi nei settori dei beni culturali, raggiungendo livelli elevati di competenze e di specializzazione. Si tratta dell’unica via possibile per scongiurare lo spreco di risorse, di capitale umano e di investimenti, oggi più che mai urgente col Recovery Plan all’orizzonte, mentre si discute di innovazione tecnologica ma si portano avanti progetti come la piattaforma ItsArt, e si affida la digitalizzazione a tirocini senza prospettiva di assunzione.

In passato abbiamo avuto modo di presentare documenti e proposte di emendamenti nella sala stampa della Camera dei Deputati, con riscontri positivi da parte di giornalisti e rappresentanti delle diverse forze politiche. È proprio per continuare a lavorare in questa direzione che abbiamo deciso di prendere contatti in
modo sistematico con i membri della VII Commissione Cultura e con tutti i Parlamentari che hanno a cuore queste istanze: l’obiettivo, al momento già condiviso con alcuni Senatori, è quello di creare un tavolo di lavoro trasversale per discutere in modo mirato e funzionale gli interventi legati ai fondi del Recovery Fund e affrontare con onestà le gravi lacune del settore culturale.

Da qui la decisione di appellarci a Lei per farle sapere che noi come giovani e ancora prima come cittadini, sentiamo la responsabilità di questo ruolo e crediamo nel valore dell’articolo 9 della nostra Costituzione, le cui parole vengono troppo spesso negate dalla realtà dei fatti. Ci viene ripetuto di prendere in mano il nostro futuro e vogliamo farlo: siamo studentesse e studenti, dottorandi, specializzandi, giovani professioniste e professionisti del settore culturale che lottano per i propri diritti, per non essere costretti ad andarsene e rinunciare a lavorare per il nostro Paese. La nostra voce, che è quella delle migliaia di precari, da sola non è abbastanza. Abbiamo bisogno di supporto per aprire una strada di confronto con le istituzioni, in cui siano rappresentate le istanze reali di lavoratori e territori.

Non vogliamo tornare alla presunta normalità del passato, ma guardare al futuro, un futuro in cui il nostro patrimonio non sia solo la cartolina di una vacanza. Al contrario, dalle istituzioni e dal Ministero, a cui abbiamo scritto tante e tante volte, non abbiamo mai ricevuto una risposta.

La ringraziamo per l’attenzione e il tempo che ci ha concesso.
Cordialmente,

Il Consiglio Direttivo di Mi Riconosci


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