Pubblichiamo il comunicato stampa relativo all’incremento dei prezzi dei biglietti nei musei di Firenze

Il 2026 si apre a Firenze con l’aumento generalizzato dei biglietti, che interessa sia i musei civici sia alcuni dei principali musei statali. Una misura presentata come adeguamento tecnico, ma che di fatto restringe l’accesso al patrimonio pubblico, sempre più prerogativa per pochi, nota l’associazione Mi Riconosci, che da anni si occupa di patrimonio culturale e diritto dei lavoro.

Nei Musei Civici Fiorentini gli aumenti, dal 1° febbraio, sfiorano a tratti il raddoppio: Palazzo Vecchio passa da 12,50 a 18 euro (+44%), il Museo Novecento da 9,50 a 13 euro (+37%), il Museo Bardini da 7 a 10 euro (+43%), la Cappella Brancacci da 10 a 15 euro (+50%), la Torre di Arnolfo da 12,50 a 20 euro (+60%) il Museo di Santa Maria Novella da 7,50 a 13 euro (+74%).

“Quello che vediamo è un progressivo spostamento del baricentro: i musei pubblici smettono di essere luoghi della cittadinanza e diventano strumenti per intercettare il turista di passaggio –  dichiara Sara, storica dell’arte e attivista di Mi Riconosci – Nessuna inversione di tendenza da parte della nuova amministrazione e delle nuove dirigenze museali, ma anzi la convinta adesione alle logiche estrattive che hanno trasformato Firenze in un mangificio culturale, che espelle abitanti e restringe l’accesso ai servizi pubblici essenziali, di cui i musei fanno parte”.

In parallelo, a sei mesi dal suo insediamento, la direttrice dei musei dell’Accademia e del Bargello Andreina Contessa, il 16 gennaio ha presentato il nuovo sistema museale: il primo punto del programma riguarda ovviamente la revisione dei biglietti al rialzo. Dal 1° febbraio l’Accademia passa da 16 a 20 euro (+25%), il Bargello da 10 a 12 euro (+20%), Palazzo Davanzati da 6 a 8 euro (+33%), le Cappelle Medicee da 9 a 11 euro (+22%; con esclusione della Stanza Segreta di Michelangelo, il cui prezzo è già di 32 euro!), il Complesso di Orsanmichele – gratuito fino al 2020 – da 8 a 10 (+25%). Una scelta che pone di prepotenza il tema della valorizzazione economica dei musei al centro della nuova governance museale.

L’ondata di rincari non ha risparmiato nemmeno i musei più piccoli, come il Cenacolo di Sant’Apollonia, del Chiostro dello Scalzo e del Cenacolo di Andrea del Sarto a San Salvi: senza comunicazioni della Direzione regionale Musei nazionali Toscana, già da settembre i tre siti gestiti da CoopCulture erano passati da gratuiti a pagamento: ben 5 euro a persona per visitare un’unica sala. Si tratta di musei bellissimi, poco valorizzati e pressoché deserti, in cui i turisti continueranno a non andare e d’ora in poi nemmeno i cittadini.

A rendere il quadro ancora più stridente è il fatto che questi aumenti arrivano in un settore caratterizzato da precarietà cronica e salari bassi, dove chi garantisce ogni giorno l’apertura e il funzionamento dei musei – spesso tramite appalti e subappalti – è sottopagato e sfruttato.

Mi Riconosci ritiene fondamentale aprire un confronto pubblico su queste scelte. La sostenibilità economica non può essere perseguita scaricando i costi su cittadinanza e territori già sotto pressione. Se la cultura è un bene comune, le politiche tariffarie devono essere coerenti con questo principio.

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