Da alcuni giorni le Gallerie degli Uffizi stanno affrontando un grave guasto all’impianto di climatizzazione, emerso con clamore nella giornata di mercoledì 24 giugno: code lunghissime, visite saltate e temperature insopportabili hanno costretto i musei a chiudere la biglietteria alle 12. Secondo fonti interne, il sistema non verrà ripristinato prima della metà di luglio e già si starebbe pianificando il rifacimento dell’intero impianto, evidentemente obsoleto. Per correre ai ripari, dalla giornata di giovedì 25 giugno il museo ha contingentato gli ingressi, sospeso la vendita online dei biglietti e attrezzato alcune sale con condizionatori portatili. Ed è accaduta una cosa sorprendente: improvvisamente gli Uffizi sono diventati un museo più vivibile.
Meno code nelle sale, meno ressa davanti alle opere, percorsi finalmente praticabili. Chi oggi ha visitato il museo racconta con sorpresa un’esperienza migliore di quella a cui era abituato: la riduzione degli ingressi ha reso il museo finalmente a misura delle persone, anche se permane una problematica legata alle temperature elevate e alla sicurezza delle opere.
Il guasto ha esposto un equilibrio già fragile. Quando migliaia di persone vengono stipate negli stessi ambienti, aumentano rapidamente temperatura, umidità e concentrazione di anidride carbonica, peggiorano le condizioni di conservazione delle opere e cresce il rischio di malori per visitatori, lavoratrici e lavoratori. Il cambiamento climatico rende questo scenario sempre più frequente e sempre meno eccezionale.
«Eppure il dibattito non c’è. Gli Uffizi non hanno commentato pubblicamente l’emergenza tecnica. Nessun cenno alle possibili ricadute sulla conservazione delle opere, figuriamoci una riflessione sulle problematiche ben più scottanti legate a overtourism, cambiamento climatico o alle condizioni di lavoro nei musei» dichiara Agata C. storica dell’arte, guida turistica e attivista di Mi Riconosci?. «In compenso solo pochi giorni fa il direttore Simone Verde ha rivendicato il nuovo riallestimento delle Sale di Botticelli, con teche ipertecnologiche, QR code e cartellini in bronzo per “continuare a essere, oggi più che mai, il museo più bello del mondo“. Quelle stesse sale erano già state completamente rinnovate nel 2016 dal suo predecessore Eike Schmidt. Davvero era questa la priorità?»
Intanto, in altri musei fiorentini, la situazione è non meno problematica. A Palazzo Vecchio, dove intere aree sono prive di climatizzazione, si lavora con temperature che sfiorano i 37-38 gradi. Alla Galleria dell’Accademia si arriva invece a raffreddare gli impianti manualmente per mantenere all’interno temperature di 21-22 gradi, con uno sbalzo termico enorme rispetto all’esterno che presenta altre criticità per la salute di chi lavora nelle sale. A questo si aggiunge il problema di chi opera all’accoglienza, che per gestire le code enormi di via Ricasoli è costretto a restare sotto al sole cocente anche nelle ore più calde.
I tre casi fiorentini raccontano un problema comune e diffuso in tutta Italia (e non solo): musei sempre più esposti agli effetti del cambiamento climatico e modelli gestionali costruiti sull’attrazione indiscriminata dei flussi di visitatori.
Come attiviste e attivisti dell’Associazione Mi Riconosci?, che da anni si occupa delle problematiche del settore cultura, chiediamo che questa vicenda non venga archiviata come semplice guasto tecnico. Il cambiamento climatico e l’overtourism stanno già trasformando il funzionamento dei musei italiani. Continuare a ragionare solo in termini di record di visitatori e di nuovi allestimenti significa ignorare problemi strutturali, che richiedono una riflessione condivisa tra istituzioni, amministrazioni e ministero per individuare nuove priorità di investimento.
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