A Venezia, ieri (il 16 gennaio), si è aperto il portale dedicato al contributo d’accesso, dove i turisti che visitano la città in certe giornate – dalle 8.30 alle 16 – dovranno acquistare il ticket per la somma di 5€, e dove gli esentati dal pagamento dovranno prenotarsi per accedere alla città senza rischiare una multa.

Questo dovrebbe essere il momento clou di una campagna di comunicazione orchestrata dal comune: Venezia contrasta il turismo di massa attraverso un contributo d’accesso, come hanno scritto buona parte dei media nazionali e internazionali. Una campagna di comunicazione iniziata nel 2018, con una strategia sempre uguale: annunciare la creazione di un ticket di accesso per entrare a Venezia, aspettare che la stampa internazionale faccia i titoloni sulla lotta al turismo di massa, rimandare a data successiva. Ma adesso ci siamo. Il ticket ci sarà, con lo scopo dichiarato di contrastare il turismo detto mordi-e-fuggi.

I primi numeri, però, raccontano una realtà diversa.

In 2000 si sono prenotati sulla piattaforma per poter accedere a Venezia durante la prima giornata di accesso. “Un botto”, secondo il Gazzettino, ma andiamo a guardare meglio i dati. Su 2000, 135 sono turisti paganti. Il resto sono tutti esentati. Ha senso, visto che le esenzioni sono tantissime e assurdissime: è esente chi si reca al funerale della moglie del nipote del proprio compagno (parenti e affini fino al terzo grado), è esente chi è invitato da un Veneziano, chi dorme a Venezia, chi è in gita scolastica, e chi accede “per altri motivi”. Insomma, tante persone che non devono pagare, ma prenotare sì.

Chi sono quindi le 1865 persone che ieri hanno prenotato il proprio accesso? Un mix di lavoratori, studenti, amici o parenti di abitanti della città lagunare, turisti che hanno pagato per dormire in albergo, convocati in Tribunale, proprietari di un immobile pagante IMU, residenti in Veneto… Considerando che per prenotare non è neppure necessario dichiarare il proprio codice fiscale, nulla vieta di prenotare più volte, giusto per avere un posto assicurato nel caso in cui si decidesse all’ultimo di recarsi in città dalla provincia veneta.

Questo primo dato conferma una cosa: se Venezia ha un problema con il turismo di massa, questo non si risolverà di certo con un ticket d’accesso che non ha (non a caso) eguali al mondo, dato che chi visita una città capoluogo in giornata spesso non è turista, e se lo è certo non verrà fermato dal pagamento di 5€. Così com’è stato concepito, ovvero con l’obbligo di prenotazione, il contributo d’accesso finisce per essere più vincolante per le categorie esentate che per il famigerato turista mordi e fuggi: lavoratori, amici, conoscenti, partecipanti a funerali e matrimoni costretti a giustificare la loro presenza. Mentre i turisti veneti, che sono per forza di cose la stragrande maggioranza dei visitatori giornalieri a Venezia, continueranno ad andare e venire come prima, rendendo impossibile il controllo dei flussi promesso dal sindaco.

Il problema del turismo di massa veneziano continua a essere, drammaticamente, l’assenza di regolamenti che limitino il proliferare degli affitti turistici e i cambi d’uso, favorendo la residenzialità e la vita in città: la massa di turisti che dormirà a Venezia, nelle migliaia di Airbnb e affittacamere che vengono tolti dal mercato per i residenti, non si troveranno limitati in alcun modo dal contributo di accesso. Ma al comune sembra andare bene così: l’importante è che i giornali, nazionali e internazionali, scrivano che a Venezia si sta lottando contro il turismo di massa. Anche con un ticket inapplicabile, che costerà molto più di quanto porterà nelle casse comunali.


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