Più di 50 lavoratori esternalizzati dei Musei Civici di Verona da mesi lavorano con un contratto in odore di incostituzionalità, applicato senza consenso. La denuncia. 

Nell’agosto scorso i circa 50 lavoratori esternalizzati che svolgono servizi di guardiania nei Musei Civici di Verona hanno ricevuto, senza alcun preavviso, un documento che attestava il passaggio del loro contratto di lavoro da CCNL Multiservizi a Servizi Fiduciari livello D. Un contratto peggiorativo, privo di quattordicesima e con minimi che arrivano a 4€ orari: un contratto solo pochi giorni fa, con una sentenza, giudicato contrario all’articolo 36 della Costituzione italiana. La cooperativa appaltante Le Macchine Celibi giustificava allora il passaggio di contratto – inviato ai lavoratori retrodatato al 30/06 – con l’impossibilità di adeguare (e quindi aumentare) i salari alle nuove tabelle retributive del Multiservizi e con il fatto che i livello retributivi mensili non sarebbero cambiati. La cooperativa lo ha considerato applicato e accettato dai lavoratori anche senza la loro sottoscrizione e quindi consenso espresso. Il cambio non riguardava soltanto i lavoratori attualmente assunti, che hanno visto peggioramenti limitati, ma anche e soprattutto le nuove assunzioni, che stanno procedendo con compensi da 5€ orari contro i 7 attuali. Ieri 6 aprile quei lavoratori hanno aperto un tavolo con i sindacati per la risoluzione della questione contrattuale dell’ appalto attuale e, insieme all’Amministrazione Comunale, per creare e discutere insieme il futuro del settore culturale museale in vista del prossimo bando.

Denuncia il caso l’associazione di settore Mi Riconosci, che già in altre occasioni, anche a Verona, aveva denunciato l’incostituzionalità di un contratto che propone salari molto al di sotto della soglia di povertà. “È inaccettabile imporre dall’alto una condizione contrattuale più svantaggiosa ai lavoratori senza necessario e legale preavviso, in piena estate, tentando di ingannarlo” dichiara Federica Pasini, attivista di Mi Riconosci? “Già a maggio 2022 abbiamo denunciato l’applicazione CCNL Servizi Fiduciari da parte di Rear, avvallata dal Comune di Verona, ma il passaggio contrattuale “in corsa” e senza accordo delle parti di Macchine Celibi è ancora più sconcertante”. 

Risale al 2020 l’aggiudicazione dell’appalto per i servizi di guardiania dei Musei Civici veronesi alla cooperativa Le Macchine Celibi di Bologna, aggiudicazione per la quale la cooperativa torinese Rear – che già applica il contratto dei servizi fiduciari e salari da 5€ orari in diversi appalti dei musei veronesi, dalle biglietterie di tutte le sedi, all’appalto di sorveglianza per la mostra di Caroto in Gran Guardia – aveva presentato un ricorso, che nel 2021 dal Tar è arrivato al Consiglio di Stato. A vincere fu la cooperativa bolognese, anche per essersi appellata, sottolineano i lavoratori, all’inadeguatezza del contratto Servizi Fiduciari che avrebbe applicato la ditta Rear perché “non è pertinente con i servizi oggetto dell’affidamento”. Nella stessa occasione la cooperativa si rifaceva a una sentenza di Torino, che giudicava il contratto incongruente e poco dignitoso dal punto di vista retributivo. Ma ecco che a distanza un anno Le Macchine Celibi impone ai lavoratori lo stesso contratto, per adeguarsi ai bassi livelli veronesi sulla pelle dei lavoratori. La cooperativa rimpalla la responsabilità della modifica unilaterale estiva al Comune, che non avrebbe accettato di adeguare il budget all’aumento salariale del contratto Multiservizi – poche decine di euro lordi al mese – e non avrebbe lasciato scelta alla ditta di Bologna, impossibilitata a sostenere i costi degli aumenti in quanto in crisi finanziaria. La pagina Facebook della cooperativa, però, dichiara tutt’altro che miseria: il 28 luglio, due giorni dopo la controversa comunicazione ai dipendenti di Verona, un lunghissimo post vanta un fatturato di più 10 milioni di euro, “con un aumento del 38% rispetto al 2020″, un'”ottima capitalizzazione”, che fa di Macchine Celibi “una delle prima aziende italiane di beni culturali”, con più di 150 appalti che continua a vincere in tutta la penisola. 

Gli attivisti ribadiscono inoltre che il contratto che si dovrebbe applicare in musei, biblioteche e istituti culturali è il Federculture, che garantisce dignità salariale e coerenza con le mansioni svolte: “lo stesso Multiservizi applicato precedentemente, seppur aggiornato nelle retribuzioni, non rispecchia le competenze e responsabilità di un operatore culturale e per i livelli che vengono applicati ha un salario netto ancora troppo basso”. E chiedono al Comune di Verona fermezza nel risolvere prontamente un caso in cui a pagare sono stati finora soltanto lavoratori incolpevoli.


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