Pubblichiamo di seguito il comunicato di Mi Riconosci? Toscana scritto assieme all’Associazione Italiana Educatori Museali sul progetto “Anch’io guido”

Mi Riconosci? e l’Associazione Italiana Educatori Museali (AIEM) segnalano le criticità del progetto “Anch’io Guido”, promosso da Eppursimuove asd-aps e previsto a Pisa presso “AI – Arno Immersivo”, uno spazio sulla riva dell’Arno dedicato alla valorizzazione della storia di Pisa e al turismo. L’iniziativa, rivolta a ragazze e ragazzi tra i 15 e i 23 anni che non lavorano e non sono inseriti in percorsi di studio o formazione, si propone l’obiettivo di formare figure professionali nel settore museale, con competenze potenzialmente trasferibili anche ad altri contesti culturali, una volta raggiunti gli obiettivi formativi previsti”, come riportato nel comunicato dell’associazione.

“Come professioniste e professionisti del settore culturale, riteniamo necessario chiarire che la figura professionale evocata è quella dell’educatore museale e al patrimonio culturale” spiega Cristina Chiesura, attivista di Mi Riconosci? e consigliera AIEM “si tratta di un profilo che richiede anni di studio, titoli formali e competenze disciplinari specifiche, maturate sul campo”. Ricordiamo che la professione di educatore al patrimonio culturale, proprio grazie al lavoro di AIEM, è in corso di riconoscimento da parte del Ministero della Cultura e dal 2025 è individuata da un proprio codice ATECO. “È completamente fuorviante suggerire che un semplice corso possa abilitare a svolgere una professione complessa, o che possa garantire competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro culturale” prosegue Chiesura, “Ad aggravare la situazione è che si tratta di un progetto sociale che mira all’autonomia di persone anche con disabilità”.

Mi Riconosci? e AIEM invitano pertanto i promotori a modificare il progetto, senza illudere i partecipanti su eventuali sbocchi lavorativi o svilire le competenze dei professionisti del settore culturale – che in Italia è oltretutto caratterizzato da personale iperformato e iperspecializzato – ricordando inoltre che semplificazioni come questa hanno già portato a una “sofferenza” dell’offerta culturale. La partecipazione culturale è un diritto di tutte le persone e, per far sì che la valorizzazione del patrimonio culturale sia inclusiva e accessibile, riteniamo imprescindibile che tali percorsi siano costruiti nel rispetto delle professionalità esistenti e della correttezza nei confronti di chi vi prende parte.


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