Una sentenza del Consiglio di Stato blocca l’abilitazione di nuove guide turistiche in assenza di una riforma nazionale attesa ormai da 7 anni.

È arrivata il 26 agosto, ed è destinata a segnare i mesi e gli anni a venire. La sentenza del Consiglio di Stato sul bando per l’abilitazione a guida turistica promosso dalla Regione Calabria, che conferma quanto espresso dal TAR regionale, non solo blocca quel bando ma sancisce che, fino a quando non vi sarà una organica riforma nazionale dell’abilitazione a guida turistica, nessuna regione (né provincia, né città) potrà abilitare nuove guide turistiche.

Facciamo un passo indietro: l’abilitazione di guida turistica in Italia era stata competenza delle regioni per decenni, regioni che a loro volta la demandavano spesso alle province. E le abilitazioni valevano solo sul territorio provinciale o regionale, a seconda dei casi. Ma pochi anni fa una legge europea, recepita dall’Italia con la legge 97/2013, ha stabilito che l’abilitazione a guida turistica valga su tutto il territorio nazionale. Da allora, da 7 anni, c’è un vuoto legislativo: le regole per l’abilitazione le fanno ancora le regioni, teoricamente, ma l’abilitazione vale su tutto il piano nazionale. Un nonsenso evidente.

Il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso di AGTA e Uiltucs Campania, ha sancito molto semplicemente che essendo un’abilitazione nazionale, deve essere lo Stato a legiferare e non le regioni: “La disciplina dell’abilitazione alle professioni turistiche non attiene alla materia turismo, ma a quella di legislazione concorrente delle professioni …. la determinazione dei principi fondamentali della disciplina di una determinata professione spetta sempre allo Stato, prescindendosi … dal settore nel quale l’attività professionale si esplica”. “Ne discende un complesso assetto che esclude la competenza legislativa regionale in materia di abilitazione alla professione di guida turistica, senza che possa validamente opporsi la condizione di inerzia del legislatore statale”.

Dopo sette anni di nulla, con i pochi tentativi di riforma, per nulla organici, bocciati dai tribunali, e con politici che continuano periodicamente a sventolare a fini propagandistici un ritorno alla guida locale (improbabile e neppure auspicabile), questa sentenza lascia ben poco per cui esultare. Un vuoto legislativo durato 7 anni, sulla pelle di migliaia e migliaia di aspiranti guide turistiche in un momento in cui la disoccupazione è alle stelle, che impedisce a tante e tanti di lavorare come vorrebbero, non ha più alcuna giustificazione.

La professione di guida turistica è cambiata. Ormai da tempo è divenuta una professione “glocale”: con una grande conoscenza dei territori (e non solo di un territorio), ma anche delle materie, delle lingue e del pubblico. Dal Parlamento, dal Ministero e dai legislatori esigiamo serietà e rigore: senza tentare disperatamente di accontentare tutte le decine e decine di associazioni di guide turistiche abilitate, si prenda atto della realtà e si scriva una riforma al passo con i tempi e con le leggi. Nel vuoto prospera l’abusivismo. Nel vuoto prosperano gli espedienti. Da anni, l’unico modo, legalissimo, per ottenere il patentino di guida turistica in Italia è abilitarsi in un altro Paese europeo e ottenere l’equiparazione. Quanto si può andare avanti così?


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