I “superdirettori” dei Musei hanno ottenuto il potere di concedere illimitatamente opere del Museo per mostre nazionali e internazionali? Il caso Capodimonte.

Pochi giorni fa l’intero comitato scientifico degli Uffizi si è dimesso, per protestare contro la decisione del direttore Eike Schmidt di inviare a Roma, per una mostra, il Leone X di Raffaello, appena restaurato e dichiarato inamovibile dal comitato stesso. Era tutto nei poteri del direttore, ma ha riacceso una polemica: possono i più grandi musei italiani essere diretti da un’unica persona ignorando i pareri dell’intero comitato scientifico? Schmidt si è difeso dicendo che si trattava di una mostra su territorio nazionale, che “non potesse farne a meno”. Ma avrebbe potuto difendersi dicendo semplicemente: “scherzate? Avete visto che ha fatto Capodimonte?”.

Non si trova sul territorio nazionale, infatti, ma a migliaia di chilometri di distanza, a Forth Worth, nei pressi di Dallas (Texas), la mostra che dal primo marzo esporrà per due mesi quaranta dipinti tutti provenienti dal Museo di Capodimonte di Napoli. Non se n’è parlato molto perchè non v’è stato un comitato scientifico dimissionario in massa, eppure il caso è immensamente più critico e grave rispetto a quello fiorentino. Sì, perché non si tratta di opere marginali costrette ai depositi del Museo napoletano. Parliamo di opere iconiche del Museo stesso, come la Flagellazione di Caravaggio, e poi la Danae di Tiziano, Parmigianino, Annibale Carracci, Guido Reni. Il cuore stesso della collezione. Si tratta di una mostra molto simile a quella che si è tenuta a Seattle dal 17 ottobre al 26 gennaio e che in questi giorni è oggetto di un’interrogazione parlamentare. La senatrice Margherita Corrado spiegava che “la mostra si è conclusa ma il riallestimento tarda”: spiace constatare che invece molte delle opere hanno fatto rotta su Dallas, senza che l’opinione pubblica italiana e napoletana ne fosse a conoscenza. 

Il direttore di Capodimonte, con decennale esperienza professionale negli USA (e nulla in Italia), deve avere un amore particolare per il Texas, dato che già nel 2018 permise un altro trasloco massivo di opere (stavolta Michelangelo, Raffaello, Rubens, Tintoretto) da Napoli a Houston, ancora in Texas. Che il direttore Sylvain Bellenger si sia sentito in potere di autorizzare una sequenza di prestiti così massivo, in quantità e qualità, che sia stato a sua volta autorizzato a farlo, che ciò sia avvenuto senza dibattito pubblico e senza trovare spazio sui giornali, rende l’idea di cosa siano diventati i musei italiani dopo la Riforma Franceschini: macchine da mostre e biglietti dirette in modo autarchico e monocratico. Il che può piacere o non piacere, ma certo è importante che almeno lo si ammetta: le collezioni perdono importanza a favore del “brand” e dei rapporti personali dei direttori.

Si, perchè Capodimonte ora non è vuoto, è solo svuotato di molti dei suoi pezzi più famosi e pregiati. Anche se la HOME del sito, con messaggio fuorviante, cita solo l’assenza della ‘Flagellazione’. Capodimonte e altri musei auonomi sopperiscono a tutte queste opere in prestito con un numero cospicuo di nuove mostre, dando l’impressione al proprio pubblico di un museo in continuo movimento ed evoluzione: ciò volto a giustificare anche l’aumento costante del prezzo dei biglietti perché “il museo è diventato un luogo vivo”, perché ha “riconquistato il proprio posto nel mondo” (quello di bazaar internazionale?), come se i musei prima dell’arrivo di questi superdirettori fossero chiusi, inamovibili ed estranei al territorio su cui insistono. Nulla di più falso.

Diciamolo dunque chiaramente: i grandi musei, prima dei “superdirettori”, soffrivano della stessa carenza di risorse umane ed economiche di cui soffrono piccoli musei attualmente. Ora invece, essendo stati elargiti grandi poteri e risorse ai nuovi direttori, si stanno trasformando in istituti dove la comunicazione, il marketing, l’esposizione mediatica funzionano: ed è molto più facile scambiarsi opere su opere per mostre varie. Ma quale sia il senso di portare in tour negli USA mezzo Museo di Capodimonte resta da chiarirsi. E come questo possa accadere senza che i cittadini ne siano informati, anche.

Ma tranquilli, se andrete a Capodimonte adesso non troverete Caravaggio o Tiziano ma potrete ammirare la mostra “Napoli, Napoli”, magicamente prorogata già da ora fino a settembre; Santiago Calatrava, e, subito a seguire, Gemito e Giordano, che riempiranno le sale lasciate vuote dai numerosi prestiti partiti dalla collezione Farnese: collezione senza la quale Capodimonte non sarebbe il Museo che conosciamo.

L’articolo che hai appena letto, e tutto ciò che trovi in questo sito, è frutto dell’impegno e del lavoro quotidiano di un gruppo di attivisti che da anni lo svolge gratuitamente o a proprie spese. Se hai apprezzato quanto letto, se apprezzi il nostro lavoro, se vuoi permetterci di poter fare sempre più e sempre meglio, AIUTACI con una piccola donazione.


1 Comment

Rassegna stampa online 23-29 febbraio 2020 - JCHC · 1 Marzo 2020 at 13:20

[…] Se a Capodimonte il Museo si svuota per mostre negli USA (Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, 28 febbraio) […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *