La Biblioteca Nazionale di Roma ha accettato acriticamente un fondo documentario creato dagli eredi di Pino Rauti, fascista e fondatore di Ordine Nuovo, celebrandolo in una nota

Il 19 novembre la Biblioteca Nazionale di Roma ha celebrato la creazione del fondo “Pino Rauti”, un fondo archivistico e librario di quasi 3mila volumi e 2mila unità archivistiche appartenute a Rauti stesso presso. La cerimonia fisica prevista non s’è potuta tenere, ma ciò non ha risparmiato il Direttore della Biblioteca dall’inviare agli utenti una commossa mail celebrando l’avvenimento in sé e il lavoro svolto, descrivendo Rauti con queste parole: “Uno dei personaggi chiave della Storia della Destra in Italia: organizzatore, pensatore, studioso, giornalista, deputato dal 1972 al 1992. Tanto attivo e creativo, quanto riflessivo e critico”, per poi spacciarlo addirittura come “statista” nel titolo del comunicato stampa, apparso sul sito della Biblioteca e prontamente rimosso dopo la protesta dell’utenza.

L’incipit del comunicato stampa apparso nel sito della Direzione Generale Biblioteche il 24 novembre 2020

Come scritto da Raul Mordenti, la notizia ha dell’incredibile, in un momento tanto difficile per il Paese e le biblioteche “la maggiore Biblioteca della Repubblica ricorda ed onora un esponente di punta del neo-fascismo, gli dedica il lavoro dei suoi bibliotecari e lo spazio dei suoi locali, propone insomma l’opera di Rauti allo studio e all’imitazione dei posteri, come «una fonte di informazione politica di prim’ordine e anche un valido punto di riferimento di natura culturale» (sic!)”.

Rauti infatti, repubblichino ed esponente di spicco del Movimento Sociale Italiano, lungi dall’essere il personaggio descritto in quella mail, è stato un fondatore di Ordine Nuovo (organizzazione terroristica neofascista) e anima politica e ideologica di molti circoli e movimenti di stampo fascista ai tempi della Prima Repubblica. Lo stesso ambiente che ha ispirato e compiuto le stragi del 1969 (ovvero Piazza Fontana e gli attentati ai treni in estate) e l’attentato di piazza della Loggia a Brescia, stragi per le quali Rauti è stato riconosciuto mandante morale anche in tribunale. Furono stragi ideate per erodere dal di dentro la Repubblica, rea di essere democratica e antifascista, che seminarono morte e distruzione seguendo il principio della “strategia della tensione”.

Un fondo che raccolga informazioni su un personaggio così di spicco e così centrale nel periodo senza dubbio più buio della storia della nostra Repubblica potrebbe essere prezioso, se non proprio auspicabile; ma come molto spesso ci siamo ritrovati a sottolineare, c’è differenza tra studiare (e tramandare) e celebrare. In questo caso la senatrice ed erede Isabella Rauti ha potuto tratteggiare la figura del padre a suo piacimento, omettendo elementi della sentenza per le stragi e dipingendolo quasi come un “padre della patria”. Le stesse linee di conservazione del fondo (sorta di “linee guida” per muoversi in mezzo ai documenti) sono completamente acritiche e sterili, senza alcun cenno al ruolo criminale che Rauti ha avuto nella storia della Repubblica.

La direzione guidata da De Pasquale, la stessa che s’è distinta per aver sfruttato senza interruzione volontari pagati attraverso il sistema dei rimborsi spese, sta commettendo due errori imperdonabili: accettare acriticamente il fondo per intero, nonostante sia stato preparato proprio dagli eredi di Rauti e celebrare l’avvenimento con un comunicato stampa quasi agiografico. Una biblioteca non è solo un collettore di libri e documenti, deve aiutare l’utenza e la comunità, offrendo servizi di qualità. La presenza di questi documenti in una Biblioteca Nazionale senza che siano correttamente contestualizzati non solo è inspiegabile: è altamente problematica. Nei siti legati all’estrema destra e alla figura di Rauti viene già raccontata come una vera e propria celebrazione della figura da parte dello Stato. Chi oggi ancora si professa neofascista – o neonazista – in quel fondo ha uno strumento di riconoscimento e legittimazione. Un’istituzione repubblicana celebra uno dei suoi più acerrimi e pericolosi nemici. La Direzione della BCNR a questo punto non può far altro che esprimersi rapidamente contestualizzando i documenti, integrandoli, denunciando la figura di Rauti per quello che è stato e avviando un percorso di studio vero e scientifico, assumendosi fino in fondo il proprio ruolo, o se non ne ha le forze, chiedere scusa e fare un passo indietro. Il Direttore, invece, speriamo abbia la decenza di dimettersi.


1 Comment

Raul Mordenti · 27 Novembre 2020 at 12:31

Grazie per quello che avete scritto. In particolare trovo molto importante che abbiate ricordato: “La direzione guidata da De Pasquale, la stessa che s’è distinta per aver sfruttato senza interruzione volontari pagati attraverso il sistema dei rimborsi spese,…” . Questo aiuta molto a definire il quadro. Come disse, a un importante convegno di cultura, Bertolt Brecht: “Compagni, parliamo del salario!”.

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