Pubblichiamo il comunicato stampa relativo al presidio  di sabato 19 luglio agli Uffizi, in solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici in appalto con la ditta Dussmann nei musei fiorentini

La mattina di sabato 19 luglio, presso il piazzale degli Uffizi a Firenze, lavoratrici e lavoratori di Dussmann si sono riuniti in presidio insieme a USB Firenze, Mi Riconosci? e Workers in Florence per denunciare le proprie condizioni lavorative.

Dussmann, azienda tedesca, ha in gestione i servizi di pulizia, sicurezza ai metal detector, accoglienza della Biblioteca Nazionale Centrale e di ben 16 musei statali fiorentini, tra i musei e luoghi della cultura più noti e visitati al mondo: Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti e giardino di Boboli, Galleria dell’Accademia, Museo del Bargello, Orsanmichele, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, Museo di San Marco, Cappelle Medicee e molti altri. A dispetto dell’importanza dei luoghi, il trattamento che lavoratori e lavoratrici di Dussmann – spesso interinali e quindi precari – subiscono è del tutto inadeguato: demansionamenti e inquadramenti errati, straordinari e maggiorazione dei festivi non pagati, ore lavorate mancanti in busta paga, pause pranzo non concesse anche su turni di 10 ore, condizioni di sicurezza e tutela precarie, mobbing e ricatti.

Lavoratrici e lavoratori, col sostegno di USB Firenze, Mi Riconosci? e Workers in Florence, hanno manifestato presso il piazzale degli Uffizi per denunciare pubblicamente, davanti a tutta la cittadinanza e ai turisti qual è la realtà dentro i musei Statali di Firenze: una realtà fatta di salari da fame e precarietà. Il caso Dussmann è perfettamente in linea con ciò che caratterizza il comparto cultura italiano, in cui vige il sistema del part-time involontario e l’applicazione del contratto multiservizi, un CCNL nato per i servizi di pulizie e sanificazione e che prevede un trattamento salariale poverissimo, che nessun tipo di lavoratore e lavoratrice dovrebbe subire.

“Queste sono le conseguenze del sistema degli appalti al massimo ribasso” dichiara dichiara Valentina Colagrossi, archeologa e attivista di Mi Riconosci, “una pratica che spinge le grandi cooperative a ridurre drasticamente i costi, con retribuzioni che raggiungono la soglia di povertà, ma che sono del tutto legali in quanto previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL)”. Come sottolineato da Andrea Raspa di Workers in Florence: “È una prassi profondamente deleteria, che pesa sulle spalle di chi lavora e al contempo abbassa la qualità dei servizi erogati!”.

Le attiviste e gli attivisti di Workers in Florence e Mi Riconosci? chiedono la revisione del sistema di appalti, l’applicazione del contratto Federculture e, nel lungo termine, la progressiva reinternalizzazione di servizi e personale.


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